Muretti a secco in Puglia

Tra le tante peculiarità che caratterizzano il paesaggio salentino e la Puglia in generale, ci sono indubbiamente i muretti a secco. Tali muretti regalano a tutti i visitatori uno dei volti più autentici del Salento tale da far capire subito dove ci si trova. I creatori dei “muretti a secco”, i quali tramandarono questa forma d’arte attraverso i secoli, furono certamente i discendenti dei Messapi e dei Neoliti.

Muretti a secco
Muretti a secco ©angelod’amico via Canva

In cosa consistono i muretti a secco?

I muretti a secco in Puglia sono costituiti da blocchi di pietra poste una sopra l’altra, incastrate senza l’uso di cemento o altri materiali, e appartengono alle antiche usanze dei contadini. Essi iniziarono ad adoperarli per proteggere le loro coltivazioni dai pascoli, per marcare il confine tra una proprietà e l’altra, come recinto di piccole dimensioni per gli animali, oppure li costruivano lungo la costa per difendere le colture dagli agenti atmosferici.

Queste pietre di dimensione varia venivano ricavate dalla roccia, appositamente frantumata, e venivano allineate per mezzo di tecniche via via più definite, che si tramandavano di padre in figlio nel mestiere del “paritaru” (“parite” in dialetto salentino significa muro).

Nel tempo i muretti hanno avuto una evoluzione e le funzioni che hanno svolto sono innumerevoli. Ci sono i muretti risalenti all’epoca dei messapi con una struttura a blocchi squadrati poggiati orizzontalmente, quelli patrizi che svolgevano il compito di delimitare tenute e poderi appartenuti a casati di gran nome, quelli del volgo, costruiti dallo stesso contadino a delimitazione della piccola proprietà chiamata chisùra.

Tecniche di costruzione

La tecnica di costruzione prevede che la base del muretto sia composta da due file di pietre grosse, a salire poi vengono incastonate le pietre più piccole e, infine, con dei piccoli frammenti di roccia, vengono chiuse le piccole fessure. Lastre di pietra poste di taglio chiudono all’estremità il muretto, una volta raggiunta l’altezza desiderata.

  • Vi è una particolarità di muri, chiamati “muri paralupi costruito per fronteggiare i lupi (un tempo molto frequenti nel nostro territorio).
  • I “paretoni” che, in particolare, recintano alcune masserie, presentano un elemento che li differenzia dagli altri muri a secco. La zona terminale del muro è infatti costituita da un cordolo rialzato effettuato con grosse pietre piatte (“cappeddhi”), che sporgono dal muro (verso l’esterno), in modo da impedire agli animali selvatici di arrampicarsi e penetrare all’interno del recinto, là dove ci sono appetitosi animali domestici: conigli, galline, ecc.

Questi ricami di pietra, sono un esempio tangente del connubio uomo-natura: esteticamente, infatti, capita spesso di notare come tra una pietra e l’altra ci sia la presenza di fauna e flora, che sono un importante elemento di diversificazione ecologica e del paesaggio. Il colore della roccia, tendente al bianco, si mischia così al verde, e regalano un piacevole gioco di colori che esprimono la bellezza della terra salentina.

Muretti a secco ©angelod’amico via Canva
I Menhir nel Salento

Testimoni silenziosi delle prime espressioni del sentimento umano, di un passato che ancora non conosceva la civiltà messapica, sono i Menhir disseminate in Salento, la cui origine e funzione restano avvolte da un’aura di mistero.

Muretti a secco ©angelod’amico via Canva
I Dolmen nel Salento

Difficile spiegare l'amore travolgente per questo luogo così straordinario, terra fatta di paesaggi, colori e misteri: il Salento che ha radici molto antiche, addirittura preistoriche. Partiamo precisamente dal IV millennio a.C. con la nascita dei Dolmen nel territorio del Salento.

Muretti a secco ©angelod’amico via Canva
Le Specchie in Puglia

Una testimonianza vivente della preistoria in Puglia sono le specchie costruzioni simili a delle torri e consistono in manufatti dalle origini antichissime realizzati a secco da cumuli di pietre calcaree. Non è possibile dare a queste costruzioni una collocazione storica precisa: secondo alcuni studiosi infatti, la loro comparsa risale al Neolitico, mentre, per altri risalgono ai tempi dei messapi.