I Dolmen nel Salento

Difficile spiegare l’amore travolgente per questo luogo così straordinario, terra fatta di paesaggi, colori e misteri: il Salento che ha radici molto antiche, addirittura preistoriche. Partiamo precisamente dal IV millennio a.C. con la nascita dei Dolmen nel territorio del Salento.

Quest’ ultimi, così come i Menhir, risultano essere i più antichi monumenti esistenti sulla terra, probabilmente risalenti al Neolitico.

In alcuni l’entrata possiede una porta tagliata in più lastre verticali, per impedire l’accesso ad animali selvatici. Sulla funzione dei Dolmen esistono diverse ipotesi. La più accreditata è che si trattano di monumenti funerari, ma secondo altre teorie svolgevano la funzione di altari e luoghi di culto.

Dolmen
Dolmen ©diegofiore via Canva

Dove si trovano i Dolmen in Salento?

La maggior parte dei Dolmen ritrovati è in Europa Occidentale; nello specifico in Puglia se ne contano 23.

  • Questi si concentrano nel territorio di Bisceglie, Corato, Giovinazzo, Trani, Ruvo di Puglia, Terlizzi e Molfetta, nel brindisino (Cisternino e Montalbano) e nel tarantino.
  • A Minervino di Lecce c’è il dolmen “Li Scusi”, il primo rinvenuto in Puglia (nel 1879), è uno dei più particolari e rappresentativi del Salento e si riconosce nella classifica regionale per le dimensioni. Il nome alluderebbe a un’ipotetica funzione di nascondiglio. Qui è stato allestito il “Parco culturale del dolmen Li Scusi”: un progetto di valorizzazione del territorio che si concretizza in un percorso naturalistico tra muretti a secco, ulivi secolari e sentieri di campagna.
  • Giurdignano, definito il “giardino megalitico d’Italia“, è un paesino noto a livello nazionale per il più alto numero di monumenti in pietra. Esso custodisce ben 7 dolmen integri: dal cosiddetto “Orfine” (alto circa 1 metro) al “Peschio” (scoperto nel 1910); dal “Chiancuse” (di cui è visibile solo la lastra di copertura) ai “Grassi” (due dolmen “gemelli”, unici in Italia); dal “Gravasce” allo “Stabile” (si pensa, per quest’ultimo, ad un altare). La Pro loco di Giurdignano allestisce esclusivi percorsi a piedi, anche di notte, in bicicletta o in carrozza.
  • Anche nella città di Melendugno sono stati rinvenuti 2 dolmen: il “Placa” (formato da 7 blocchi che sorreggono una copertura irregolare) e il “Gurgulante”.
  • Infine Salve troverete il dolmen “Cosi, scoperto nel 1968 da Giovanni e Paolo Cosi, al cui interno sono stati rinvenuti resti umani, cocci di terracotta ed un frammento di ossidiana. A circa 600 metri, risiede il dolmen Argentina Graziadei, che può vantare uno stato di conservazione migliore rispetto al “Cosi”.

In virtù di questa analisi, l’ipotesi di una piccola “Stonehenge” salentina ormai perduta per sempre diventa molto più reale. Una risorsa storica e culturale che potrebbe essere occasione di sviluppo e visibilità culturale. Alla luce di ciò vale assolutamente la pena godersi il suggestivo percorso tra le “pietre” della preistoria.

Dolmen ©diegofiore via Canva
Le Specchie in Puglia

Una testimonianza vivente della preistoria in Puglia sono le specchie costruzioni simili a delle torri e consistono in manufatti dalle origini antichissime realizzati a secco da cumuli di pietre calcaree. Non è possibile dare a queste costruzioni una collocazione storica precisa: secondo alcuni studiosi infatti, la loro comparsa risale al Neolitico, mentre, per altri risalgono ai tempi dei messapi.

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I Menhir nel Salento

Testimoni silenziosi delle prime espressioni del sentimento umano, di un passato che ancora non conosceva la civiltà messapica, sono i Menhir disseminate in Salento, la cui origine e funzione restano avvolte da un’aura di mistero.

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Le Pajare in Salento

Le Pajare dette anche "caseddhi", ma pure "pagghiari" o "furni" sono delle particolari costruzioni tipiche presenti in Salento e sono considerate abitazioni tipicamente rurali e realizzate con la tecnica del muro a secco. Inoltre rispettano i canoni della bioedilizia perché l'utilizzo di materiale naturale come la pietra non incide sull’ambiente diventando un vero e proprio prodigio d’ingegneria.