Artigianato Salentino

Oltre al mare cristallino, al paesaggio intatto, agli scorci caratteristici dei paesi costieri e alla deliziosa cucina, il Salento vanta una produzione artigianale che racchiude il sapere dei “maestri” di una volta, di coloro che facevano della propria arte una ragione di vita. L’artigianato è un fenomeno globale, materia di studio, fatto economico, culturale e sociale; è capace di ripercorrere i gesti dell’arte popolare, ma è anche in grado di riproporre opere appartenenti a periodi storici di alto valore artistico. L’artigianato salentino ha saputo mantenere vive le proprie tradizioni nonostante l’avvento della modernità, riuscendo a conservare i suoi tratti fondamentali e mescolarsi all’innovazione.

Nel Sud contemporaneo c’è la voglia di riscoprire il mondo antico, i mestieri dei nostri avi e le vecchie produzioni fatte e vendute in una piccola bottega nella piazza del paese, frutto della fervida immaginazione e delle mani d’oro di qualche maestro che, assistito dal suo “discepolo”, crea una forma d’arte fuori dagli stereotipi, regalando prodotti di alta qualità, di inestimabile bellezza e valore, specchio dell’arte popolare.

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Lavorazione cartapesta a Lecce

Cartapesta: simbolo dell’artigianato salentino

Simbolo dell’artigianato salentino, in particolare a Lecce, è la cartapesta, nata come impegno religioso in un ambiente in bilico tra sacro e profano. Le prime tracce di tale attività risalgono al Seicento, ma si dovrà aspettare l’Ottocento per vedere la piena fioritura di quest’arte nata nei retrobottega di qualche barbiere leccese, di quella gente più modesta, che si ingegnava a modellare paglia e stracci rivestendoli di carta, realizzando così le famose statue e figure sacre che ritroviamo in tante chiese del Salento. Nonostante tutto, i “poveri maestri” avevano trovato tantissimi committenti, in particolare tra:

  • il clero, che durante l’eresia luterana aveva bisogno di riavvicinare i fedeli attraverso la proposta di Madonne, Santi e Cristi capaci di lambire le anime dei devoti
  • la nobiltà, che attraverso queste commissioni aveva assicurato il proprio posto in Paradiso.

I secoli sono passati, ma le tecniche sono rimaste immutate. I lavori conservano ancora le forme classiche delle statuette sacre ma ancor più frequente è la rappresentazione di figure presepiali di varia dimensione come, ad esempio, quelle esposte in occasione della famosa fiera di Santa Lucia, a Lecce. La città barocca rappresenta il centro salentino con la più alta percentuale di maestri carta pestai.

Terracotta

Altra produzione tipica dell’artigianato salentino è la lavorazione della terracotta, tipica di quei paesi situati nelle zone dove si estrae l’argilla. I popoli che contribuirono alla diffusione di questa tradizione furono i Dauni e i Messapi. La lavorazione della terracotta era diffusa un po’ in tutto il Salento: piatti, scodelle, pignate, vasi si producevano da Nardò a Gallipoli, da Cutrofiano (nel 1985, è stato inaugurato il “Museo comunale della Ceramica”) fino a Lucugnano di Tricase nel Basso Salento, questi ultimi tuttora importanti centri di produzione. Famosa era San Pietro in Lama per la produzione de l'”imbreci” (tegole).

La lavorazione non si limita alla produzione di oggetti per la casa, ma anche di giochini ironici come fischietti, campanelle o gli stessi pupi che continuano ad animare i nostri presepi. Il processo seguiva un impasto di acqua e creta che veniva lavorato al tornio, poi esposto al sole ed infine infornato a circa 900° C: ne vengono fuori manufatti giallognoli o rosso mattone, a causa della presenza dell’ossido di ferro.

Una volta “sfornati”, i capolavori dei “cutimari” (sono detti così gli artisti della terracotta) prendono varie forme tra cui i prodotti citati prima.

Pietra Leccese

In questa lista non può mancare la pietra leccese, una roccia calcarea giallognola che conserva al suo interno fossili marini e terrestri. E’ rinomata per la sua plasmabilità dettata dalla presenza di argilla, motivo per cui si presenta facilmente modellabile, morbida al taglio dello scalpello.

Proprio questo materiale apprezzata in campo artistico, ha raggiunto stima internazionale grazie all’artigianato locale che è alla base del Barocco leccese. Questa pietra pregiata, infatti, cosparge le facciate dei principali monumenti del capoluogo: il palazzo dei Celestini e l’adiacente Chiesa di Santa Croce, la Chiesa di Santa Chiara e il Duomo ne sono alcuni esempi.

La forte presenza sul territorio di cave dalle quali si estrae la materia prima, chiarisce la scelta di utilizzare tale pietra. A tal proposito, A Cursi, uno dei principali comuni in cui si estrae la pietra leccese, dal 2000 è stato inaugurato l’Ecomuseo. Per chi volesse cimentarsi in quest’arte o anche solamente vedere con i propri occhi cosa c’è a monte di tanto splendore, l’Associazione Agrintour organizza itinerari turistico-didattici: da settembre a novembre e da marzo a maggio, l’appuntamento è con i laboratori incentrati proprio sull’artigianato salentino ed in particolare sulla lavorazione della pietra leccese al fine di presentare i territori e avvicinare i giovani ad un mondo spesso dimenticato che potrebbe regalare interessanti soddisfazioni nell’avvio di attività future.

Altre produzioni tipiche dell’artigianato salentino

  • Tra gli antichi mestieri, nel Salento, ritroviamo la produzione di tessuti e ricami, nonché di merletti e pizzi di ottima fattura. Questa, più che un mestiere, è un’arte tramandata da madre a figlia poiché anticamente queste creazioni erano concepite per il solo uso casalingo, in quanto destinate alla preparazione del corredo delle “figlie da maritare”.
  • Nella zona del Capo di Leuca e precisamente ad Acquarica, zone palustri e canneti forniscono la materia prima per la lavorazione del giunco o dei vimini che, pochi vecchi artigiani, intrecciano ancora per produrre panieri, cesti e sporte (borse).
  • Anticamente, il rame veniva lavorato per realizzare quatare e quatarotti (pentole e calderoni in rame che si usavano in cucina), bracieri e scarfalietti (antichi contenitori con un lungo manico nel quale si metteva la brace che permetteva di scaldare i letti d’inverno) che non potevano mancare in ogni casa. Oggi, sicuramente sostituiti dalle moderne pentole in acciaio e da più evoluti metodi di riscaldamento, li ritroviamo riprodotti al solo scopo decorativo in qualche bottega del Capo di Leuca.
  • L’arte del ferro battuto invece è conosciuta a livello nazionale fin dai secoli XVI e XVII per tutti i decori dei portali dei palazzi e delle chiese del Salento. Ancora oggi gli strumenti di lavoro sono gli stessi: l’incudine, la forgia che rende il ferro morbido e malleabile, martelli di diverse forme che infliggono al ferro particolari scalfiture riuscendo a modellarlo nelle linee più varie. Nascono così attraverso l’assemblaggio di più pezzi, testate di letti, lampade, alari, ringhiere, poi dipinte in nero ferrigno, che pochi oggi eseguono ancora attraverso la chiodatura (sostituita dalla più semplice e sbrigativa saldatura).
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